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Tu sei qui: Storia e StorieQuell’errata interpretazione di «a Flavio» che diede un nome all'inventore amalfitano della bussola

Storia e Storie

Quell’errata interpretazione di «a Flavio» che diede un nome all'inventore amalfitano della bussola

Quel Flavio di cui si parla nel trattato di Giovanni Battista Pio sarebbe l’umanista Flavio Biondo e non Flavio Gioia

Scritto da (mariaabate), mercoledì 21 novembre 2018 19:15:41

Ultimo aggiornamento mercoledì 21 novembre 2018 19:36:28

di Maria Abate

Se Sant'Andrea è il simbolo sacro di Amalfi, Flavio Gioia è quello profano. Mitico inventore della bussola, domina la piazza a lui intitolata grazie a una statua acquistata dal Comune nel 1926 e realizzata alla fine dell'Ottocento dall'insigne scultore cavese Alfonso Balzico. Una scultura tanto bella che fu premiata all'Esposizione Universale di Parigi nel 1900.

Ma quello che pochi sanno è che non solo Flavio Gioia non inventò la bussola, ma non fu nemmeno mai una persona vivente. Il primo a dare il nome a Flavio Gioia fu Giglio Gregorio Giraldi nel suo De re nautica, del 1540, in cui parla dell'amalfitano che avrebbe inventato la bussola. In effetti, i primi ad utilizzarla e perfezionarla furono gli Amalfitani, che nei loro viaggi in Siria ed in Egitto avevano messo in pratica la conoscenza della proprietà direttiva del magnete.

Ma Giraldi travisò una frase di Giovanni Battista Pio che, nel 1511, nei suoi "In Carum Lucretium poetam Commentarii", citava l'umanista Flavio Biondo attribuendogli la notizia della scoperta della bussola avvenuta ad Amalfi. Questi aveva scritto: «Amalphi in Campania veteris magnetis usus inventus a Flavio traditur», intendendo: "Viene tramandato da Flavio che l'uso della bussola sia stato inventato ad Amalfi, in Campania". Giraldi, invece, tradusse: "L'uso della bussola è stato inventato ad Amalfi, in Campania, da Flavio". Una traduzione corretta dal punto di vista della grammatica, ma errata nell'interpretazione. Infatti, il complemento d'agente a Flavio, che nelle intenzioni dell'autore va letto in dipendenza da traditur, può però essere riferito anche al participio passato inventus.

Quel Flavio di cui si parla, dunque, sarebbe l'autore Flavio Biondo e non Flavio Gioia. La confusione è stata amplificata dallo storico napoletano Scipione Mazzella, che identificò la provenienza di Flavio nella località pugliese di Gioia del Colle. In seguito, scomparve la particella "di", e Gioia diventò il cognome del presunto inventore.

Nel 2004, la storica Chiara Frugoni ha voluto dimostrare la non esistenza di Flavio Gioia in una ricerca che fu ripresa dal collega Alessandro Barbero nel 2008, in una puntata della trasmissione Superquark in cui si scongiurava l'esistenza di Flavio Gioia. Flavio Biondo, insomma, aveva soltanto detto che la bussola è stata utilizzata per la prima volta ad Amalfi. Cosa che comunque non può che rendere merito agli eccellenti marinai amalfitani del Duecento.

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