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Tu sei qui: Storia e StorieIl tarì: fu coniata ad Amalfi la prima moneta dopo l’Impero Romano

Storia e Storie

Tarì, storia, repubblica amalfitana

Il tarì: fu coniata ad Amalfi la prima moneta dopo l’Impero Romano

Il Tarì fu l’antica moneta della Repubblica Amalfitana, segno della sua potenza e ricchezza accettate in tutto il Mediterraneo

Scritto da (mariaabate), venerdì 16 novembre 2018 20:56:04

Ultimo aggiornamento martedì 10 settembre 2019 09:06:00

Coniato dopo la caduta dell’Impero Romano, il Tarì fu l’antica moneta della Repubblica Amalfitana, segno della sua potenza e ricchezza accettate in tutto il Mediterraneo. Nell’Ottocento, Matteo Camera, storico e numismatico amalfitano, dedicò al Tarì amalfitano un intero saggio, "Importante scoperta del famoso tarèno di Amalfi e di un’altra moneta inedita del Doge Mansone III", di cui riportiamo un brano in cui indaga le origini della moneta e confuta la tesi di chi le vorrebbe attribuibili alla Sicilia.

Il tarèno o tarì è forse la prima moneta che siesi coniata dopo la caduta dell’Impero Romano. Ad ogni modo è di sicuro ch’esso è l’antichissima moneta dell’illustre Repubblica amalfitana. Dalla testimonianza d’infinite scritture del medio evo si ha che i tarèni amalfitani eran di oro e di argento; ma i primi rimangono tuttavia irreperibili e sconosciuti da per ogni dove. [...] Sembra però a bastanza verisimile che i nostri tarèni d’oro eccetto il peso, poco o nulla differenziavano da quelli di argento per la lor forma, leggenda e fattura; e principalmente per la piccola croce contrassegnata nel centro dell’area e da ambe le facce.

Il conte Carli concettosamente asserì che il tarèno fu coniato a Taranto per la prima volta e che da essa ne abbia preso il nome. Per altro, questa sua opinione venne confutata dal dotto canonico siciliano Dom. Schiavo, il quale ebbe a dire: «se noi ritroviamo notizia del tarì d’oro sino a quei tempi in cui gli Arabi dominarono nella nostra Sicilia, dalla voce saracenica "Tarain" o caldea (relativa all’antica popolazione semitica originaria dell'Arabia orientale n.d.r.) "Tarija" che "commercio", "negozio" e "mercatura" significano, dee ricavarsi l’origine di questa moneta». Da ciò, se l’amor di patria non ci facesse velo, saremmo per affermare che gli Amalfitani non immeritatamente sin dal X secolo e forse anco qualche tempo prima avevan adottato ed imposto alle loro monete d’oro e d’argento il nome di "tarèno" come vocabolo allegorico al loro gran commercio.

D’altronde non sembra che si possa concedere agli arabo-saraceni di Sicilia una priorità di tempo sugli Amalfitani nel battere le loro monete, perocché sappiamo che quelli non cominciarono a spendere i così detti "moezini" se non nella seconda metà del X secolo, allorché vennero coniati per la prima volta dal califfo Al Moez Iedini ‘llah, asceso al trono nel 953. Senza parlare delle longobardiche, che sin dal VII secolo si spendevano in queste provincie; egli è fuor di dubbio che, nel secol X, pieno corso avevan tra noi le monete greche, sotto la varia denominazione di "bisanzi", "michelali", "costantinati", "romanati" ecc., e precipuamente il nostro tarèno; il quale ci porge una prova rifulgente della celebrità del commercio amalfitano.

E per vero, non havvi chi ignori l’esteso e ricco traffico che facevan gli Amalfitani nel X e XI secolo in quasi tutto l’Oriente, in cui non era città marittima de’ Musulmani ove non fosse una banca amalfitana. […] Noi troviamo sin dal IX secolo questa gente industriosa, sparsa dovunque ed applicata al traffico, tenere banca anco nel territorio di Roma, il che dimostra di aver essa preceduto di qualche secolo i Pisani ed i Genovesi nelle cose commerciali. Non diciam nulla de’ Veneziani, che molto tempo innanzi erano stati i primi ed unici a fissare un gran commercio ed a possedere il monopolio dell’Oriente. Tuttavia egli è piucchè certo che gli Amalfitani prima del XI secolo eran già valenti navigatori. Costruttori esperti di legni di portata, sagaci osservatori del mare e degli astri, e più che abilissimi nel commercio senza un libro che loro apprendesse quest’arte.

[…] Un popolo adunque sì cospicuo che tanto lontano trascorse ne’ mari di Oriente e del Mezzogiorno, già ricco di oro e che più d’ogn’altro faceva ammirare in Asia i prodotti della sua industria, non era certamente ignaro di regole e di cognizioni necessarie, né tampoco sprovvisto di un proprio codice marittimo, già noto sotto il nome di "Tavola Amalfitana". […] Fuor dubbio, un buon accordo e delle reciproche relazioni commerciali passar dovevano fra gli Arabi e gli Amalfitani, a malgrado dell’odio di religione che divideva le due nazioni.

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