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Storia e Storie

Scala: il borgo santificato da Sant’Alfonso Maria de' Liguori

Inserito da (Maria Abate), martedì 31 luglio 2018 18:24:41

di Marco Cascone

Nel giorno di Sant'Alfonso, un ricordo della sua permanenza in questo fortunato lembo di terra campana, amata e benedetta dal Creatore.

Se lo scrittore francese Andrè Gide aveva descritto Scala come «un escalier quasi metafisico, che ti porta in alto e ti mantiene sospeso in una contemplazione infinita» era stato nel borgo più antico della costiera amalfitana che Alfonso De' Liguori, l'avvocato-sacerdote napoletano, vi aveva trovato il suo luogo dello spirito: non aveva retto alle sopraffazioni e alle menzogne che si annidavano nei Tribunali e decise di abbandonarli definitivamente scegliendo il sacerdozio.

Giunse a Scala nel 1730, a soli trentaquattro anni, dopo aver passato molto tempo al servizio dei diseredati dei quartieri poveri di Napoli. L'esperienza napoletana lo aveva sfibrato e dovette fermarsi: il vicario generale di Scala, don Matteo Angelo Criscuolo, gli offri l'eremitaggio di Santa Maria dei Monti, "un Romitaggio con sufficiente abitazione, dove oltre al riposo, si poteva attendere a far del bene a tanti poveri caprai che vi dimorano e vivono abbandonati".

"Salus animarum suprema lex" (il bene delle anime è la legge suprema), pensa Alfonso inoltrandosi nella valle del Dragone. Comincia a salire a Scala e di lì si inerpica fino a 1000 metri per raggiungere la chiesetta di SANTA MARIA DEI MONTI dove lo attende una mistica icona della Vergine: Maria santissima è la Madre della Redenzione, regge sul braccio sinistro Gesù, la Parola incarnata, e sul braccio destro la Bibbia, la Parola scritta.

Alfonso si incanta, prega e progetta. Il 9 novembre 1732 la Congregazione del Santissimo Salvatore, divenuta poi definitivamente del Santissimo Redentore per volere di Roma, iniziò la sua vita nella storia e che proprio da Scala si irradiò poi nel resto del mondo. Alfonso de' Liguori, Giovanni Mazzini, Pietro Romano, Giovanni Di Donato, Vincenzo Mannarini e Silvestro Tosquez, dopo una lunga preghiera di meditazione, cantarono la Messa dello Spirito Santo e il Te Deum di ringraziamento nell'umile ORATORIO della FORESTERIA di via Torricella: finalmente Scala aveva i suoi apostoli, uomini di grande penitenza, di prolungate preghiere e di eroica carità.

Antonio Tannoia, primo biografo del Santo, scrive: «Iddio che in Scala aveva cominciato ad abbozzare nel cuore di Alfonso i primi disegni dell'Opera sua, anche in Scala con altro tratto della Provvidenza, volle perfezionarli».

Con la crescita del piccolo drappello di confratelli, primo nucleo dei futuri Missionari, la casa prestata in precedenza dalle Monache del locale Monastero, in via Torricella, non era però più adatta.

Proprio alla sommità del giardino del Monastero, dominante la Cattedrale, sorgeva una costruzione isolata conosciuta come "CASA ANASTASIO". Circondata da una vigna e da un castagneto e di appartenenza alla famiglia Amendola venne messa a disposizione di Alfonso e divenne così, per i successivi cinque anni, Ospizio del Santissimo Salvatore.

La descrive così T. Rey-Mermet ne "Il Santo del secolo dei lumi": Non era un palazzo, ma vi si vivrà meno stretti, in gioiosa povertà e santità. Un pianterreno con cinque vani si addossa contro il pendio, ingrandito verso sud da un loggiato coperto, sostenuto da un peristilio che dava verso il mare e il pieno sole. Delle cinque camere superiori, che si aprivano su una terrazza all'aria aperta, la più grande, all'estremità, venne subito trasformata in oratorio, mentre nelle altre i letti quasi di sfioravano; due vani servivano da cucina e refettorio, un altro da parlatorio e forse da biblioteca-sala di lavoro e di riunioni, ed infine uno, il meno piccolo, da chiesa; quest'ultimo sottano di palmi sedici in quadro, notava con ragione Tannoia, aveva piuttosto figura di catacomba, che di Chiesetta. Ma diventerà una commovente reliquia. Qui Sant'Alfonso, e tanti de' suoi consumavano parte della notte orando, o strappavano a terra un poco di sonno davanti Gesù Sacramentato».

Alle immancabili privazioni sopperiva l'amenità del luogo, il panorama che spaziava sul Golfo di Salerno, il silenzio che sosteneva lo studio ed ispirava la contemplazione. Proprio grazie a questi suggestivi scenari ed atmosfere Alfonso ebbe modo di comporre, nel corso degli anni, diverse opere musicali, su tutte la famosissima "Tu scendi dalle stelle".

L'ospizio fu Casa Redentorista fino al 1738, quando l'urgenza di diffondere la Congregazione obbligò il Santo ad emigrare altrove.

Nel 1776 lo stabile assunse l'attuale nome, prendendo il nome della famiglia Anastasio, che lo abitò per lungo tempo. Da allora fino ad oggi l'intera proprietà è appunto conosciuta con la denominazione "Casa Anastasio", e conserva ancora la piccola Chiesa, impregnata dell'atmosfera e della santità dell'epoca, ed il caratteristico forno a legna sulla parete del quale, con un punteruolo, fu inciso per la prima volta lo stemma della congregazione, ancora oggi visibile.

Oggi la struttura, tuttora di proprietà della Congregazione, ha preso il nome di PORTICO DEL PARADISO ed offre la possibilità di pernottare nello stesso luogo dove visse il Santo per cinque lunghi anni.

Questi alle persone del luogo fece conoscere l'armonia dei colori, il profumo dei boschi e l'incanto della luce: cielo e mare s'incontravano nel cuore degli abitanti di questo fortunato lembo di terra campana, amata e benedetta dal Creatore.

Come scrive Padre Ciro Vitiello, «A Scala e in tutte le chiese che evangelizzava Alfonso istitutiva pratiche eucaristiche per avvicinare le anime alla Messa e alla Comunione». Aggiungendo che «Questo apostolo della Redenzione continua oggi con la santità della vita, con i suoi scritti e con la sua Congregazione a diffondere la sovrabbondante grazia dell'amore di Gesù Cristo, rendendolo comprensibile e accessibile con le quattro principali espressioni dell'unico Mistero Pasquale: l'Incarnazione, la Passione e la morte, l'Eucarestia, la Vergine Maria».

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