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Tu sei qui: Storia e StorieQuel Natale del 1970 ad Amalfi: quando il Vescovo negò la benedizione col bambin Gesù

Storia e Storie

Amalfi, Costiera Amalfitana, Religione, Fede, Cristianità, Storia e Storie

Quel Natale del 1970 ad Amalfi: quando il Vescovo negò la benedizione col bambin Gesù

Una notte di Natale di 50 anni fa nel racconto del direttore Sigismondo Nastri

Scritto da (Admin), martedì 29 dicembre 2020 10:09:53

Ultimo aggiornamento martedì 29 dicembre 2020 10:09:53

di Sigismondo Nastri

Lasciamo stare i parroci... Ci sono anche vescovi che, in occasione delle feste, si deliziano ad assistere a uno spettacolo pirotecnico o addirittura si mettono a fare la conta delle bombe da tiro lanciate verso il cielo. A Mons. Ercolano Marini, arcivescovo di Amalfi per trent'anni, dal 1915 al 1945, i fuochi d'artificio non piacevano, e lo dichiarava pubblicamente, perché richiamavano nella sua mente gli orrori delle guerre.

Non amava gli spari neppure Mons. Jolando Nuzzi, vescovo di Campagna, poi di Nocera-Sarno, che fu amministratore apostolico della nostra arcidiocesi dal 1968 al 1972. Tanto che la notte di Natale del 1970 arrivò a definire l'esplosione dei fuochi "un miserando spettacolo". Dopo che, in una lettera, aveva già manifestato al sindaco del tempo, Costantino Porpora, la sua avversità, facendo proprio il giudizio espresso dalla rivista Time, nel 1969, sui botti sparati ad Amalfi: "eccessivi".

Quella notte di Natale, cito una cronaca di Crescenzo Guarino sul Corriere della sera dell'8 gennaio 1971, "il tradizionale rito si svolse, fin dall'inizio, regolarmente: quando le campane suonarono l'ora, il vescovo, reggendo in braccio la statua del Bambino Gesù (una preziosa scultura del Settecento), uscì sul porticato che domina l'alta scalea, gremita di popolo. Ma non aveva ancora messo i piedi fuori, che dalla piazza si levò come un temporale: centinaia e centinaia di grossi petardi venivano accesi, con fragore di tuono. Immediatamente, monsignor Nuzzi si girò e, pallido, senza benedire nessuno, rientrò di corsa nel duomo ritornando presso l'altare per officiare il pontificale solenne, assistito dall'intero Capitolo. A sua volta, la folla, esasperata dalla mancata benedizione (che si usa da secoli e secoli), si astenne, compatta, dal recarsi in chiesa. E per la prima volta la Messa di Natale fu celebrata nella cattedrale di Amalfi senza un solo fedele. Né fu tutto, perché il più doveva ancora accadere. Infatti, quando i sacerdoti erano giunti al Gloria, un folto gruppo di scalmanati salì in sacrestia per impadronirsi con la forza del Bambino Gesù e dare essi la benedizione, senza il clero (cosa già capitata con sant'Andrea, nel 1945. Ved. blog mondosigi: Briciole di storia. N.d.r.). Ma il Bambino stava nella culla del presepe presso l'altare maggiore, ed il senso di profondo rispetto per il luogo sacro impedì ai facinorosi di attuare il loro colpo di mano".

La sera del 6 gennaio 1971, in occasione della discesa della stella cometa dal monte Tabor, il vescovo tornò ad affacciarsi sull'atrio del duomo, benedicendo la folla col Bambinello Gesù. "Ma aveva appena terminato, che dalla piazza saliva, con un fuoco infernale di botti, un fumo bianco e acre". Eppure, tra Natale e l'Epifania c'era stato un serrato confronto tra il vescovo, le autorità municipali, i rappresentanti dei cittadini. Un manifesto - leggo ancora nell'articolo di Crescenzo Guarino - aveva invitato la cittadinanza "ad accendere solo bengala e ‘scherzi' pirotecnici, sia per rispetto degli autentici valori religiosi che di quelli artistici, evitando ulteriori danni al duomo".

Macché. In quel comportamento sicuramente irrispettoso dell'autorità ecclesiastica, se non proprio blasfemo, c'erano i primi segnali di protesta nei confronti della Santa Sede per la mancata nomina di un vescovo residenziale, dopo la morte di Mons. Angelo Rossini avvenuta nel 1965 (dal 1966 al 1968 la diocesi era stata amministrata da Mons. Angelo Raimondo Verardo, che non era vescovo). Protesta che poi ebbe modo di inasprirsi ulteriormente, come cercherò di raccontare.

 

Foto: Wikipedia

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