Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

Accetta

Ultimo aggiornamento 1 giorno fa S. Magno vescovo

Date rapide

Oggi: 19 agosto

Ieri: 18 agosto

Ultimi 3 giorni

Ultimi 7 giorni

Ultimi 30 giorni

Intervallo di date

cerca

Amalfi NewsAmalfi News Costiera Amalfitana

Il Magazine della Costa d'Amalfi

Luxury Hotel Santa Caterina in Amalfi Pasticceria Andrea Pansa dal 1830 addolcisce la Costa d'Amalfi Ravello Festival edizione 2018, il fascino della cultura in Costa d'Amalfi

Amalfi News

Luxury Hotel Santa Caterina in Amalfi Pasticceria Andrea Pansa dal 1830 addolcisce la Costa d'Amalfi Ravello Festival edizione 2018, il fascino della cultura in Costa d'Amalfi

Tu sei qui: Storia e StorieLe conserve di pomodoro in Costa d’Amalfi: una tradizione agostana quanto mai caratteristica

Storia e Storie

Le conserve di pomodoro in Costa d’Amalfi: una tradizione agostana quanto mai caratteristica

Scritto da (mariaabate), martedì 7 agosto 2018 15:12:32

Ultimo aggiornamento martedì 7 agosto 2018 15:19:08

Di Maria Abate

Chi ha un orto lo sa: i prodotti di stagione si consumano quando ci sono. Spesso, anzi, ce ne sono anche troppi e per non buttarli si finisce per inserirli quotidianamente nelle ricette, rischiando che a qualche membro della famiglia venga lo "sfastirio".

L'estate, ad esempio, è il periodo dei pomodori, che qualche massaia paziente ancora destina in gran parte alla preparazione delle conserve. Specialmente in passato, preparare ‘e butteglie ‘e pummarole diveniva un momento di condivisione quasi spirituale: tutta la famiglia era chiamata a dare il suo contributo e doveva andare tutto bene affinché le conserve si mantenessero in buone condizioni per tutto l'inverno, in assenza di pomodori. A Tramonti, ad esempio, le famiglie continuano a ripetere questo rito, abituando i bambini - coinvolti nelle operazioni più semplici - all'idea che il cibo fatto in casa sia più salutare di quello acquistato "bell' e fatto" al supermercato.

Comparso in Europa in seguito alla scoperta dell'America, il pomodoro non fu subito adibito a uso alimentare, perché tacciato di poteri eccitanti e afrodisiaci. Soltanto intorno al 1700 in Italia comparvero le prime ricette che prevedevano il suo utilizzo fino ad arrivare, nel ‘900, alla preparazione delle bottiglie di pomodoro, specie nel Mezzogiorno.

Inizialmente i pomodori, meglio se "San Marzano", venivano ricoperti di sale e messi al sole fino a completa essiccazione. Quindi si passavano al setaccio in modo da ottenerne una salsa densa che veniva esposta al sole per altri giorni. Divenuta scura, veniva conservata in vasi di creta o vetro, chiusi poi con uno strato di foglie di basilico o di fico e uno di carta pergamena.

Questa procedura fu presto abbandonata per passare a quella con la ‘macchinetta' che ancora oggi le nonne continuano ad adottare. I pomodori erano gli stessi - San Marzano -, ma non dovevano essere essiccati, bensì cotti in grandi calderoni. Quindi venivano trasferiti, una volta tiepidi, al passa-pomodoro a manovella per frullarli più volte e ottenere la salsa.

Le bottiglie erano quindi riempite con l'aiuto di un imbuto (l'operazione che in genere appassionava di più i bambini, liberi di sporcarsi con quella salsa odorosa) e sigillate ermeticamente con tappi in metallo, fissati al becco di vetro con un apposito marchingegno manuale. A questo punto veniva il momento più delicato: quello della cottura: In grossi bidoni bisognava posizionare sapientemente le bottiglie per evitare che si spaccassero. Per questo motivo, alcuni adagiavano sul fondo e all'apice dei bidoni dei pezzi di sacchi di iuta.

Con la cenere ancora calda, quella che restava del legno acceso per cuocere i pomodori (è più recente l'uso dei fornelli a gas), molti lessavano le patate avvolte una ad una nella carta stagnola. Ci voleva un po' di tempo affinché cuocessero, ma il sapore tra il bruciacchiato e il dolce era la giusta gratificazione dopo il lavoro con i pomodori.

Galleria Fotografica

rank:

Ultimi articoli in Storia e Storie

Storia e Storie

“Gusta Minori”, da 22 anni in Costa d'Amalfi l'evento che coniuga teatro e buon cibo

È giunto alla 22esima edizione il Gusta Minori, evento che ogni estate coniuga tradizioni enogastronomiche con musica, danza e teatro. Il Gusta Minori è un melange di arte, cultura, spettacolo e gastronomia di qualità, di promozione delle tipicità locali e di produzione di spettacoli, con musiche e testi...

Storia e Storie

“Amalfi: megami no hōshū”, il film che ha reso l’Hotel Santa Caterina un’icona per i turisti giapponesi

I giapponesi sono, da sempre, i turisti più affezionati ad Amalfi. Li vediamo invadere a frotte, dopo essere scesi dai bus turistici, i vicoli del comune capofila della Costiera anche in pieno inverno, infagottati in improbabili impermeabili per difendersi dalla pioggia. E scattano foto ad ogni cosa,...

Storia e Storie

Breve storia dei Marchesi Mezzacapo di Maiori

Ospita la sede comunale e ha origini antiche il suggestivo Palazzo Mezzacapo di Maiori, come la famiglia che ne era proprietaria. I Mezzacapo abitano sin dai tempi dei normanni in Rheginna Major, tranquilla cittadina della Costa d’Amalfi successivamente denominata Maiuri ed oggi Maiori; elevata nel 1622...

Storia e Storie

La Feluca del Marchese Mezzacapo

di Sigismondo Nastri© Nel bel volume "Vele italiane della Costa occidentale", edito da Hoepli, dal quale è tratta l'immagine a corredo di questo post, c'è un intero capitolo dedicato alla feluca, un'imbarcazione nata come mezzo di trasporto, ausiliaria delle navi da guerra, ma anche di rappresentanza...

La cultura in Costiera Amalfitana passa per il Ravello Festival edizione 2018 Antica Pasticceria Pansa Amalfi Sal De Riso Costa d'Amalfi la pasticceria in Costiera Amalfitana