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Tu sei qui: Storia e StorieAmore abbandono e vendetta: Conca dei Marini e la leggenda delle Janare

Storia e Storie

Amore, abbandono e vendetta: Conca dei Marini e la leggenda delle Janare

Scritto da (mariaabate), lunedì 16 aprile 2018 15:25:04

Ultimo aggiornamento martedì 17 aprile 2018 22:27:06

Patrimonio immateriale della Costiera Amalfitana sono sicuramente i miti e le leggende che hanno animato i secoli scorsi e che sono giunti a noi come prezioso elemento di un popolo intimamente legato alla cultura del mare e della terra.

Il mito delle Janare, che risiedono nel piccolissimo comune di Conca dei Marini, sulla Costiera Amalfitana, è una di queste storie tramandate oralmente da generazione in generazione, storie che nel corso degli anni hanno contribuito a creare nell'immaginario locale un'idea di reverenziale rispetto nei confronti del mondo dell'occulto. Le Janare sono entità che convogliano i poteri della natura: "streghe" né benevole, né maligne. Si ritiene, infatti, che il loro nome fosse originariamente «dianare», in riferimento a Diana, dea romana della caccia e della natura. Di notte, servendosi delle barche dei pescatori, danno vita a riunioni segrete in luoghi isolati della Costiera. Ancora oggi qualche anziano residente giura di aver assistito ad uno di questi incontri e di averne la prova.

Queste streghe hanno una certa empatia con tutte le donne, specialmente con quelle che soffrono. Conca dei Marini è sempre stato un borgo di marinai e, quindi, capitava spesso che gli uomini mancassero a casa per mesi. Poteva succedere, dunque, che una moglie abbandonata dal marito pescatore provasse tanta frustrazione da trasformarsi in una Janara. Acquattate in cima agli alberi a ridosso della costa e vestite solo con lunghe camicie da notte, le Janare attendono le imbarcazioni dei pescatori. Una volta avvistate, cercano di attirare l'equipaggio in ogni modo (similmente alle sirene di Omero): con canzoni, dolci parole o mostrando le nudità. Con i pescatori caduti nella trappola le Janare consumano un rapporto sessuale, sfogando gli istinti sopiti dalla solitudine e dalla mancanza dei loro mariti. Ma ecco la beffa: dopo l'amplesso le Janare offrono gli amanti quali vittime sacrificali alla natura ed al mare.

Le donne di Conca dei Marini, ma anche di Furore o di Agerola, raccontano che per evitare che entrino in casa sia sufficiente mettere davanti all'uscita di casa una scopa capovolta: le Janare, da appassionate di matematica quali sono, perderebbero l'intera notte a contare i peli della scopa e, venuto il giorno, rinuncerebbero ad entrare e tornerebbero a nascondersi.

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