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Storia e Storie

Amalfi: la Porta e il Supportico della Marina, antica sede dei calzolai

Scritto da (mariaabate), venerdì 19 ottobre 2018 21:24:22

Ultimo aggiornamento venerdì 19 ottobre 2018 21:24:43

di Giuseppe Liuccio

La Costa d'Amalfi è un porto aperto sulle rotte del Mediterraneo. Lo intuirono per primi i nostri Padri Amalfitani e già intorno all'Anno Mille diedero vita alla Prima Repubblica Marinara, che attivò traffici e commerci verso l'Oriente e in quelle terre creò fondachi ed ospedali dando vita a fecondi scambi commerciali oltre che economici. Le testimonianze sono esaltate nelle pagine della storia e sono ancora visibili nei monumenti disseminati in lungo e in largo per il territorio. Ed, oltretutto, è possibile ritrovarle nelle tradizioni, nell'enogastronomia, nelle abitudini della quotidianità, oltre che nel linguaggio.

Amalfi lo dichiara e lo ostenta con naturale disinvoltura a quanti penetrano nel cuore antico, ma sempre vivo, caldo ed accogliente della città, attraverso la Porta della Marina, provenendo dall'ariosa piazza Flavio Gioia aperta sul mare verso l'Oriente. Vi sono stato di recente e, dopo una gradevolissima cena, ho fatto una passeggiata a passi lenti in compagnia dell'assessore alla cultura, Enza Cobalto e simpatico fidanzato e con la comandante della locale Polizia Municipale, dott.ssa Agnese Martingano. Tra le tante altre cose ho dichiarato a voce alta, anche se parlavo con me stesso, che una città turistica si lascia apprezzare anche e, forse, soprattutto dalla cura dei particolari. Lo sottolineavo mentre ammiravo quel gioiello di lamia del supportino, che è delabrè, come direbbero i francesi, ed avrebbe bisogno di un restauro per esaltare la visibilità e la fruibilità di una bella pagina di storia della città, così come risalta subito agli occhi e dà fastidio qualche vocale mancante nella lapide che testimonia la riflessione poetica di un Grande. Basterebbero pochi minuti per sanare una ferita Ma torniamo alla Porta.

Sul lato sinistro un pannello di ceramica colorata, realizzato da Renato Rossi (1950), esalta storia e commerci della città siglando con orgoglio il motivo conduttore delle sue imprese, dalle crociate di Fra Gerado Sasso alla battaglia di Ostia immortalata da una bellissima tela di Raffaello: "Contra hostes fidei semper pugnavit Amalphis". Ed il supportico dà la sensazione, fin da subito, di entrare in un museo all'aperto, che ne evidenzia le bellezze di arte e paesaggio antropizzato con quelle lapidi che le esaltano come "anticipo di paradiso" (R.Fucini) ed "Eden ritrovato" (S. Quasimodo).

Il Supportico della Marina,noto e quotidianamente frequentato da residenti e turisti, un tempo si chiamava de Sandala, come, d'altronde, la Porta, che dava l'accesso alla Platea Calzulariorum, dove erano collocate le numerose botteghe dei calzolai, donde forse il nome "de sandala", che aveva anche l'attigua chiesetta di S. Maria de Sandala, venerata dai calzolai. La Chiesetta esiste ancora: E' molto frequentata, anche se ha cambiato nome in S.Maria di Porto Salvo, protettrice dei marinai. Porto Salvo è anche il nome di un buco di delizie gastronomiche, cercato e frequentatissimo da indigeni e stranieri. Ne è regina indiscussa Stella Castello, contagiosa di simpatia, come tutti i Castello.

Per molti è quasi un appuntamento fisso per la gioia degli occhi, del palato e dell'olfatto di fronte allo spettacolo ricco, colorato, intrigante di profumi e sapori della ricca rosticceria: crochettes, arancini, parmigiana di melenzane e zucchine, insalata di riso, ricca, colorata e profumata, fiori di zucca imbottiti o semplicemente pasta cresciuta calda d'olio Il tutto consumato in plein air, in piedi o, se, si è fortunati, ad uno dei pochissimi tavoli disponibili sotto lo sguardo vigile, divertito e soddisfatto di "Stella" luminosa di grazia e di sorriso, coinvolgente con quella parlata musicale e un po' volutamente strascinata, tipicamente amalfitana. Ogni volta che ci capito e, curioso, spio mi viene in mente quella bella poesia di Salvatore Di Giacomo "Donna Amalia ‘a Speranzella":

Donn'Amalia 'a Speranzella,

quanno frie paste crisciute,

mena ll' oro 'int' 'a tiella,

donn'Amalia 'a Speranzella.

Che bellezza chillu naso

ncriccatiello e appuntutiello,

chella vocca 'e bammeniello,

e chill'uocchie, e chella faccia

mmiezzo 'e tìttole e 'a vurraccia!

Pe sta femmena cianciosa

io farria qualunque cosa!...

Piscetiello addeventasse,

dint' 'o sciore m'avutasse,

m'afferrasse sta manella,

mme menasse 'int' 'a tiella

donn'Amalia 'a speranzella!

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