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Ex Confettificio di Amalfi all'asta: per sindaco Milano inutile acquistare edificio fatiscente

«Non ci sembra una grande idea impegnare quasi 1 milione di euro dei cittadini amalfitani per un immobile fatiscente, soprattutto in assenza di un’idea progettuale»

Scritto da (mariaabate), sabato 27 ottobre 2018 17:05:15

Ultimo aggiornamento sabato 27 ottobre 2018 17:05:15

Si è tenuto ieri pomeriggio il Consiglio comunale per la discussione della proposta di pieno acquisto dell'ex "Confettificio Pansa", di cui la Provincia di Salerno ha posto in vendita la sua quota (pari al 79%) con asta fissata per il prossimo 6 novembre. Il Comune di Amalfi detiene il 21%, acquisito nel 2005 per la cifra di 330mila euro. L'Amministrazione dell'epoca, guidata dal sindaco Antonio De Luca (oggi capo dell'opposizione che ha chiesto la trattazione dell'argomento in Consiglio comunale) intese concorrere all'acquisto dell'immobile per destinarlo a "Strutture di servizio e di supporto al sistema di accoglienza turistica locale" (sala congressi ed auditorium) ed un "Centro di alta formazione e ricerca nel settore audiovisivo e dei sistemi di Comunicazione", in cordata con altri enti riuniti nel neonato "Consorzio Ateneo". Ma da allora non sono stati fatti passi avanti e il sindaco Daniele Milano non ritiene fruttuoso acquistare «un immobile fatiscente, soprattutto in assenza di un'idea progettuale».

Di seguito l'intervento, postato ieri sul profilo Facebook del Primo cittadino di Amalfi e intitolato "Confetti e Nuvole":

Oggi abbiamo discusso in Consiglio Comunale, su richiesta delle minoranze, la proposta di pieno acquisto dell'ex "Confettificio Pansa", di cui la Provincia di Salerno ha posto in vendita la sua quota (pari al 79%) con asta fissata per il prossimo 6 novembre. Per farne cosa? Le minoranze hanno chiarito di non avere alcuna idea in merito. Salvo un accenno alla destinazione che ne giustificò anni fa l'acquisto da parte del Comune di Amalfi di una quota pari al 21%, per la cifra di 330mila euro.

L'Amministrazione dell'epoca intese concorrere all'acquisto dell'immobile per destinarlo a "Strutture di servizio e di supporto al sistema di accoglienza turistica locale" (sala congressi ed auditorium) ed un "Centro di alta formazione e ricerca nel settore audiovisivo e dei sistemi di Comunicazione", in cordata con altri enti riuniti nel neonato "Consorzio Ateneo".

Nel giugno 2003 l'Agenzia del Territorio fu incaricata di stimarne il valore e già osservava che "lo stato generale di conservazione del complesso è pessimo, con diffusi problemi statici delle strutture murarie". Valutava quindi l'immobile 1 milione e 380 mila euro tenendo già conto della possibilità - riservata esclusivamente al Comune - di poter mutare la destinazione d'uso da opificio ad "uffici e servizi". Tuttavia, nel gennaio 2004, un ingegnere del Comune rese un proprio parere sulla relazione estimativa dell'Agenzia del Territorio, indicando invece in 1 milione e 625 mila euro il congruo prezzo per l'acquisizione dell'immobile, cifra a cui il vecchio opificio fu poi acquistato da Comune e Provincia qualche mese dopo.

Cosa è stato fatto da allora? Presumiamo che le cose non siano andate bene: l'ultimo bilancio depositato del Consorzio Ateneo risale al 2009 e mai alcuna attività è stata intrapresa all'interno dell'immobile. Nel frattempo, però, il tetto del fatiscente complesso ha ceduto, costringendo Provincia e Comune ad una ulteriore esborso di 150mila euro di soldi pubblici per la sua messa in sicurezza.

Confesso di non essere un grande estimatore della rincorsa - ad ogni costo - alla proprietà/gestione pubblica degli immobili. Men che meno lo sono del principio secondo cui "a quel prezzo si compra e poi si vede cosa fare" con cui nel 2009 è stato giustificato, anche l'acquisto del rudere di una vecchia centrale idroelettrica in località Selva per circa 200 mila euro da parte del Comune di Amalfi.

In pratica, tra il 2005 e il 2009, sono stati destinati circa 530 mila euro all'acquisto di immobili fatiscenti: risorse che al tempo il Comune di Amalfi avrebbe potuto diversamente impiegare - ad esempio - nella manutenzione dei cimiteri comunali (versanti nelle condizioni attuali proprio a causa di decenni di incuria politica) o nella già obbligatoria verifica di vulnerabilità sismica di tutti gli edifici scolastici comunali, a cui solo la mia Amministrazione ha poi fatto fronte nel 2016.

Non ci sembra una grande idea impegnare quasi 1 milione di euro dei cittadini amalfitani per un immobile fatiscente. Soprattutto in assenza di un'idea progettuale e di uno straccio di stima di costi di ristrutturazione che, all'epoca, venivano già quantificati in circa 7 miliardi di lire. Oggi chissà.

Avrebbe forse un senso per mettere una "pezza" ad un acquisto, purtroppo rivelatosi incauto, da parte di chi ne è stato protagonista e che oggi siede nelle fila della minoranza. Da parte di chi oggi grida alla possibile "speculazione di privati" ma non ebbe problemi a siglare, anni fa, gli atti per concorrere al famoso Project Financing per la riqualificazione del Porto di Amalfi. (Nota a margine: quel Project non è mai decaduto o tramontato così come è stato fatto credere in campagna elettorale, ma è semplicemente "dormiente")

Dovremmo fare, in conclusione, tesoro del passato e a tal proposito risulta illuminante la dichiarazione di un consigliere comunale resa nella seduta che determinò l'acquisizione dell'Ex Confettificio: "Io voto contro all'acquisto. Oggi può anche essere considerata una modica cifra ma quello che più mi preoccupa è quello che in futuro avverrà, mancando un'adeguata e chiara progettazione con relativo piano economico che chiarisca il costo dell'intera operazione, sia di acquisto che di vendita".

Correva l'anno 2004: errare è umano, perseverare è diabolico.

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