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La Villa Romana a Minori aperta straordinariamente alle visite in occasione del 1° maggio

Aperta verso il mare, si trovava in una condizione ambientale felicissima e si inseriva benissimo nello scenario ambientale

Scritto da (mariaabate), martedì 1 maggio 2018 13:43:22

Ultimo aggiornamento martedì 1 maggio 2018 13:43:22

La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, diretta da Francesca Casule, in occasione della Festa dei Lavoratori, 1° maggio 2018, ha organizzato, con la partecipazione di Comuni, Diocesi e Associazioni del territorio, le aperture straordinarie di musei e aree archeologiche a Salerno e provincia. Tra questi la Villa Romana Marittima di Minori, risalente aI I sec. d. C., che sarà aperta al pubblico - con ingresso gratuito - dalle 8 alle 19,30.

La Costa d'Amalfi, per la sua conformazione orografica, con ripidi pendii a picco sul mare e profondi valli con sbocchi sicuri e protetti dai venti, fu considerata l'ideale locus amoenus per la costruzione delle ville patrizie, dove i liberti romani facilmente trovavano la quiens, ma anche un luogo favorevole al sorgere di centri prosperi per il commercio marittimo.

Della Villa Romana di Minori non si conosce il proprietario, ma doveva essere certamente un uomo dalle notevoli possibilità finanziarie e con un alto livello culturale e di gusto, che poteva permettersi il lusso di trasportare il materiale da costruzione solo per via marina. Si estende nella valle dove scorre il torrente, e si è venuta ad adagiare alla leggera pendenza del fondovalle, coprendo uno spazio di circa 2500 mq.

La villa, aperta verso il mare, si trovava in una condizione ambientale felicissima e si inseriva benissimo nello scenario ambientale. Attualmente è solo la parte marittima quella che ci resta per intero: consta di uno spazio scoperto (originariamente il calpestio del piano superiore, dove sono ancora evidenti frammenti di pavimenti musivi e che probabilmente dovevano essere coperti da strutture in legno ed avere terrazze con una profonda visuale sulla costa. La suppellettile che ci è pervenuta è costituita da pochissimi esemplari: la loro assenza e, soprattutto, la mancanza di lastre di marmo asportate, lascia intendere che altri, prima del ritrovamento ufficiale, scoprirono questo tesoro di inestimabile valore storico e artistico, e, dopo averlo derubato, lo seppellirono nuovamente in un freddo silenzio. In origine questi ambienti dovevano essere coperti da strutture in legno ed avere terrazze con una profonda visuale sulla costa, su cui si apre il piano inferiore coltivato a giardino e circondato su tre lati da un portico con lesene più sporgenti che inquadrano ritmicamente le arcate, originariamente a due piani con vasca centrale e di una parte prospiciente il mare con nicchie ed emergenze laterali, forse contenenti statue e giochi d'acqua (di cui è testimonianza una lunga fistula di piombo) o dove forse vi erano anche vasche per l'itticoltura (come in altre strutture di epoca romana) e probabilmente un approdo protetto dalle mareggiate. Sicuramente l'immagine che dava a colui che approdava nella valle di Minori era quella di una facciata riccamente decorata, con nicchie, fontane, specchi e giochi d'acqua, semicolonne e anche decorazioni con tecnica detta "a schiuma di mare", fatta con cruma di lava o travertino, in modo da dare l'impressione di grotte, e con mosaici di pasta vitrea a più colori (opus musivum) in cui si rifletteva il luccichio delle acque in movimento.

Tutto era simile alla scenae frons di un teatro. Già nell'800 era conosciuta la parte termale, infatti Luigi Staibano, funzionario della Commissione Archeologica di Principato Ultra, riportava nel suo bollettino la notizia di aver riconosciuto in alcuni ambienti ipogei le terme di un edificio di età romana. La zona aveva preso il nome di "Grotte". La data ufficiale dell'avvio degli scavi, però è solo nel 1932, quando il muratore Luigi D'Amato, mentre eseguiva dei lavori nella proprietà del signor Sammarco, aveva aperto una grossa buca nel pavimento facendo intravedere al di sotto un vuoto di notevoli dimensioni, che fu quasi immediatamente controllato. Inoltre, durante i lavori di regimentazione del fiume, vennero alla luce, ad una certa distanza dall'edificio che conosciamo, alcune strutture relative ad ambienti che conservavano ancora la decorazione pittorica, forse appartenenti ad un'altra villa, o ad un oecus, in analogia ad altre costruzioni gentilizie dell'epoca. In seguito all'alluvione del 26 ottobre 1954, la struttura fu sepolta nuovamente e solo successivamente fu riportata alla luce, ripulendo l'area sovrastante, che era occupata da case e giardini che furono via via demoliti e che avevano utilizzato alcuni ambienti come locali per spegnervi la calce o come cantine. Al termine dei lavori, la villa risulta nell'aspetto quella che vediamo oggi.

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