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Tu sei qui: Storia e StorieAddio Tobia. L'ultimo vero pescatore di Amalfi che non sapeva nuotare

Storia e Storie

Addio, Tobia. L'ultimo vero pescatore di Amalfi, che non sapeva nuotare

Scritto da (admin), lunedì 9 aprile 2018 21:27:23

Ultimo aggiornamento lunedì 9 aprile 2018 21:27:23

di Sigismondo Nastri (professore e decano del giornalismo in Costiera Amalfitana)

E' morto ad Amalfi Tobia (all'anagrafe, Antonio Moretti), un pescatore vero, autentico. Uno che ha cavalcato il mare della Costiera con sudore, con cocciutaggine, con la passione di fare un lavoro, ereditato dagli avi, che rappresentava sostegno quotidiano per la sua famiglia. Di più: un apostolo del mare. Ne aveva il fisico, le caratteristiche somatiche, lo sguardo proiettato oltre la linea dell'orizzonte, anche se il suo campo d'azione era circoscritto allo specchio d'acqua nel quale si riflette il paesaggio amalfitano.
Pensando in questo momento a lui, e ai ricordi, che riaffiorano sempre più in quest'ultimo tratto del mio cammino, mi torna alla mente la mamma, "Seggilia" (Cecilia), donna buona, generosa, tenace, dallo spiccato animo popolaresco, come non ne esistono più. Qualità che aveva assimilate pari pari, già da ragazzo.
Fece parte dell'equipaggio amalfitano che disputò la prima edizione della Regata delle Repubbliche marinare il 1° luglio 1956 a Pisa, sotto lo sguardo dell'allora Capo dello Stato Giovanni Gronchi.

Io c'ero, con Gigino de Stefano. Ci facemmo carico di molti aspetti organizzativi della manifestazione. Sul galeone col cavallo alato gareggiarono, insieme con lui, Mario Cretella, Bonaventura Amendola, Alfonso Gambardella, Luigi Consiglio, Franco Moretti, Antonio Gambardella, Andrea Esposito, Umberto Buonocore, Vincenzo Vuolo, Luca Fusco, Ferdinando D'Alessandro. Perdemmo, ma fu ugualmente una giornata di festa.
Tobia aveva mani grosse e nodose per gettare e tirare la rete, per ripararne le smagliature, per spingere la barca con la forza dei remi. Con quella dei suoi muscoli da Superman. Una volta me ne occupai da cronista: gli era capitata una piccola disavventura, non so dire se un malore o un incidente. Scoprii che egli era in piena sintonia col mare, lo percorreva quotidianamente, di giorno e di notte, sapeva individuare i posti dov'era più pescoso senza bisogno di bussola e coordinate varie. Era un uomo buono, mite, saggio. Amava intensamente il suo lavoro. Unico tallone d'Achille, non aveva mai imparato a nuotare.

Nella prima foto, gentilmente concessami, Tobia (a sin.) è con l'amico Domenico Lagrotta.

Nella seconda: l'equipaggio amalfitano alla Regata delle Antiche Repubbliche Marinare, svoltasi a Pisa nel 1956.Tobia è il secondo, in piedi, da sinistra.

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